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mercoledì 14 marzo 2012

Andrea Greco... luoghi e anima

Performance di Andrea Greco ospite 
dell'Ass. Culturale "Tra Iride ed Anima"

    Pensavo, in questo post, di dover scrivere, scrivere, scrivere e ancora scrivere. Del resto è quello che faccio di mestiere, o meglio che mi sto impegnando a fare.
Invece mi sono accorta che, in questo caso, é meglio, molto meglio, lasciar parlare qualcuna delle opere di Andrea e rimandare al suo sito e alla sua pagina Facebook chiunque voglia gustarsele meglio e capire di più della sua arte 




Bouquet di sposa su tovaglia di tulle rosa, 25 x 35, acrilici e smalti su carta telata, 2010



















anche se lui stesso ne parla così : "Quando mi chiedono quali soggetti ritraggo spiego che dò forma alla non forma e che le mie opere devono essere lette attraverso gli occhi e soprattutto attraverso l'anima".



Polaroid of land's of gifts, 30 x 30, acrilici e smalti su tela cotone, 2010

Polaroid of hope, 80 x 80, mista su tela cotone, 2010




Ed é proprio così, le opere di Andrea sono dirette e non artificiose, in un attimo colpiscono là dove il loro autore si è prefissato: prima gli occhi e poi più in profondità.
Questo appare tanto più vero mentre si guardano le tele recenti della serie Karma, realizzate con materiali particolari come catrame e resina, che continuano e migliorano le esperienze positive cominciate con la serie Polaroid.




Karma 9, 84 x 71, mista su tela juta, 2011




















Karma 34, 50 x 100, mista su tela cotone, 2011


martedì 21 febbraio 2012

I LOVE ONIGIRI


Il Giappone in cucina - Il lettore goloso
Graziana Canova Tura
Ponte alle Grazie 2006











   Questo libro per me è la bibbia.
La mia personale bibbia di cucina giapponese.
Ho iniziato a leggerlo durante l'inverno del 2007 quando, assieme a Davide, progettavo il nostro viaggio di nozze e da allora si può dire che non abbia mai smesso.
Lo leggo e lo rileggo, lo appunto, lo segno, lo riempio di post-it e foglietti...
Ci sono giorni in cui, non sapendo cosa leggere, mi metto a sfogliarlo sapendo che ci troverò sicuramente qualcosa di nuovo che non avevo mai letto o su cui non mi ero mai fermata con attenzione.
Ce ne sono altri in cui mi è indispensabile per trovare ispirazione per la cena perchè mi piace che, con ospiti o senza, questa sia giappo dall'inizio alla fine (stoviglie comprese ovviamente!) di solito faccio sempre in modo di abbinare ai classici e basilari riso bianco bollito, zuppa di miso etc etc piatti che non ho mai cucinato prima.
Oltre a una bella a utile lettura, questo saggio è stato una fondamentale per il viaggio: leggerlo è equivalso a leggere le altre guide che, ai tempi della preparazione della luna di miele, invadevano il mio comodino.
Un giapponese non ti farebbe mai pesare una mancanza a tavola, ma il capitolo dedicato alle buone maniere si è rivelato utilissimo ugualmente e ci ha fatto sentire un po' meno sperduti in terra straniera.
La cucina giapponese è talmente diffusa e amata oltre i confini nazionali, che questo ha fatto sicuramente la sua fortuna, facendo in modo che continuasse a esistere e perfezionarsi senza mai dimenticare la sua tradizione millenaria e quindi non venisse mai rinnegata in nome dello stile occidentale dilagante in molti altri aspetti della vita nipponica.
Non sono una patita del Giappone, non sogno di andare a viverci, per intenderci, però ci vorrei tornare di sicuro e non l'avrei mai detto, ma molte cose mi sono rimaste proprio dentro, la cucina è una di quelle e sono felice che il mio apprezzarla non sia solo per moda e che grazie a questo libro ed ovviamente al viaggio, io abbia scoperto che non è assolutamente fatta di solo sushi ma ha una varietà incredibile di alimenti e ricette una più buona e sorprendente dell'altra.


giovedì 3 novembre 2011

Ancora ciao Super Sic

   E' già passata una settimana da quando ci siamo salutati. Tu e tutti noi.
Chi non ti conosceva, Marco? In pochi credo, perchè fra i tanti pregi che ti sono stati attribuiti avevi anche questo: eri trasversale. Ti conoscevano i bambini così come anche le nonne perchè anche solo cambiando, per caso, canale e imbattendosi nel tuo folle casco di capelli e nel tuo sorriso di quello che ne aveva appena combinata una, ti veniva da chiederti "E questo chi é??!"
Suscitavi curiosità e buon umore a prima vista.
Il pianto corale, sincero, inconsolabile che ha preso migliaia di persone alla notizia del tuo incidente mi ha colpita davvero molto, talmente tanto che, mentre piangevo io stessa, riuscivo a capire quello che era già chiaro: ci facevi bene, Sic, eri una cosa positiva in mezzo ai problemi della nostra Italia ed eravamo contenti di mandarti in giro per il mondo a rappresentarci, perchè lo facevi bene.
Eri così come ti si vedeva, non avevi bisogno di fingere, non dovevi fare "il simpatico" perchè lo eri e ti veniva facile esserlo.
In molti dovrebbero interrogarsi e chiedersi perchè questo ragazzo di ventiquattro anni, Simoncelli Marco da Coriano, era così amato da così tanta gente e non solo dagli appassionati di motociclismo? E' evidente: c'é un grande bisogno di persone vere in cui credere e in cui identificarsi.
Non è un caso, non si va in 20.000 al funerale di un pilota di motociclismo, bellissimo sport ma pur sempre ancora di nicchia, senza contare quelli che le esequie le hanno seguite da casa, solo perchè siamo dei pecoroni e ci piace fare quello che fanno tutti.
Non è andata così, abbiamo voluto renderti omaggio, Sic, ognuno a modo nostro perchè ci hai lasciato qualcosa e non solo perchè te ne sei andato troppo presto.
Te eri sincero, Sic, cadevi e ti rialzavi, vincevi e festeggiavi, sbagliavi e incassavi le critiche sempre con quella ironia che ti faceva prendere tutto con quel po' di leggerezza che ci vuole, come se per te tutto fosse un gioco, ma un gioco tremendamente serio e si vedeva quando salivi sulla tua moto che sapevi il fatto tuo, che non eri arrivato li' per caso.
Ciao Super Sic, eri un ragazzo vero e ci mancherai moltissimo.



Ho voluto anche io scrivere due righe per te, SuperSic, sulle pagine del mio blog che parla soprattutto di libri ma dove, ogni tanto, divago.
Questa volta avrei proprio preferito rimanere in tema...

martedì 27 settembre 2011

...Adesso in lettura...

Adesso sto leggendo:

Buonanotte Signor Lenin
Tiziano Terzani
1992

e

Un anno a impatto zero
Colin Beavan
2010

L'incontro fortunato

Un indovino mi disse
Tiziano Terzani
1995









   Un amico, parlando di "Un indovino mi disse", mi ha detto: "Bellissimo, il mio preferito di Terzani, secondo me il migliore".
Non so ancora se essere d'accordo con lui in tutte e tre le sue affermazioni, perché questo è il primo testo di Terzani con cui mi confronto.
   Il mio, con questo autore e i suoi libri, è un appuntamento sempre rimandato e finalmente avvenuto; da tempo pensavo: "voglio leggere qualcosa di Terzani" e poi, chissà perché ci sono sempre stati altri libri, altre cose da seguire, da pensare, a cui correre dietro; poi un giorno, in libreria, mentre sceglievo le letture da spiaggia, eccolo lì Tiziano, con i suoi occhi profondi, ispirati, sereni e malinconici al tempo stesso e i suoi baffi folti che non potevano fare altro che ispirarmi simpatia.
  Pareva mi chiamasse dallo scaffale e io non ho voluto resistere, questa volta.
L'incontro fortunato è quindi il mio con questo libro; ho trovato così tanto di me in queste pagine che parlano di viaggi e di avventure, ci ho trovato così tante similitudini con le mie riflessioni e considerazioni di adesso che mi vergogno quasi a parlare di coincidenze e di destino riferendomi a un libro che parla di astrologi, indovini e appunto di destino. Eppure a dire che mi ha aspettato fino ad ora non sbaglierei, perché è quello che mi è sembrato, fin dalle prima pagine.
   Forse non sono capace di recensire questo libro. Mi ha coinvolto talmente tanto che, forse, per parlarne come si deve dovrei aspettare ancora un pò che le cose giuste da dire vengano a galla da sole.
   Tutto, in Terzani, mi colpisce per l'atteggiamento con cui affronta le cose della vita e quindi, di conseguenza, con cui scrive e descrive. In lui c'è come una specie di "ingenua intelligenza" che gli fa comprendere molto ma che gli lascia sempre viva la curiosità di osservare e trarre le sue conclusioni mai scontate.
Quello di non prendere aerei per un anno intero è un semplice pretesto e lo si intuisce subito, Terzani è un uomo colto, arguto ed anche furbo, capace, in molte occasioni, di crearsi il suo destino ed è quello che fa con quella profezia "nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell'anno non volare. Non volare  mai" che lo incuriosisce e gli dà un idea: un anno di viaggi senza prendere mai aerei ma muovendosi con tutti gli altri mezzi possibili senza smettere di fare il mestiere di giornalista.
E così fa: un anno senza volare cercando, ad ogni tappa, un incontro con l'indovino o la maga locale conoscendo una marea di persone, "l'umanità che si sposta carica di pacchi e di bambini, quella a cui, gli aerei e tutto il resto passano in ogni senso  sopra la testa".

Dedicato alla vita, agli scritti alle attività e ai pensieri di Terzani esiste un sito in costante aggiornamento