lunedì 18 febbraio 2008

Cronaca di un'infanzia infelice, irlandese e cattolica


Le Ceneri di Angela
Frank Mc Court
1997



Mettiamo un’infanzia povera, aggiungiamo anche un po’ di infelicità, come se già non bastasse aggiungiamo poi anche un luogo ben preciso: Limerick, Irlanda.

Abbiamo ottenuto un’infanzia povera, infelice e per di più irlandese, il peggio del peggio.

E’ questa la conclusione a cui giunge Frank Mc Court introducendo il suo libro autobiografico, passi per la povertà, che nel periodo compreso tra le due guerre mondiali non era poi così rara in tutta Europa, passi per l’infelicità, che con una padre perennemente ubriaco è altamente probabile ma l’irlandesità che condisce il tutto non lascia scampo, o quasi.

L’autore narra con una sagacia e un’ironia del tutto particolari la sua infanzia di emigrante al contrario; a cinque anni si trasferisce da New York a Limerick al seguito dei genitori che ritornano in patria non avendo trovato la fortuna sperata nel Nuovo Mondo.

Questi due ingredienti, sagacia e ironia, fanno in modo che il romanzo non sia il solito triste racconto irlandese, la narrazione è infatti zeppa di episodi che fanno venire le lacrime agli occhi dal ridere e fanno quasi dimenticare la situazione di perenne indigenza che fa da sfondo a tutto.

Il finale mi ha lasciato un po’ insoddisfatta ma non per colpa dell’autore, a quel punto ero curiosa di sapere tutto quello che gli sarebbe successo in seguito.

Non rimane che una cosa da fare: proseguire nella conoscenza di questo autore leggendo “Che paese l’America” naturale seguito de “Le ceneri di Angela”.

Il perché di questo titolo? Il motivo si intuisce via via nella lettura.

Da leggere: da leggere se si è appassionati di Irlanda e delle sue vicende per tentare di capire come facciano i suoi abitanti ad avere l’allegria nel dna nonostante i tristissimi trascorsi.

Mistero insolubile che rende questa terra ancora più affascinante.

venerdì 7 dicembre 2007

In cucina con la regina


“Creme e crimini – le ricette deliziose e criminali di Agatha Christie”

di Anne Martinetti e François Riviere

prefazione di Jeffery Deaver

2007

Nonostante abbia passato gran parte della sua vita producendo romanzi dove regolarmente “ammazzava gente”, tra l’altro nel modo più freddo e calcolato che esista e cioè col veleno, Agatha Christie era una donna che amava follemente la vita e i suoi piaceri, soprattutto il cibo, la compagnia degli amici (meglio se a tavola), le scampagnate (meglio se con lauti pic-nic) e , io credo, l’amore.

Una donna passionale insomma, una donna che non rinuncia mai, in nessuno dei suoi gialli a tavole imbandite e a golosi tè, ma pur essendo una grande lettrice dei suoi romanzi, non avrei mai sospettato una passione così grande per la cucina e il cibo.

Questo aspetto della “Regina del giallo” mi è stato svelato prontamente da questo delizioso libro dove i due curatori raccolgono le “sue” ricette.

Le virgolette sono d’obbligo: i piatti qui proposti sono quelli della migliore tradizione culinaria inglese (anche se si trovano alcuni piatti esotici, veri e propri souvenir di viaggio) ma sono anche le preparazioni in cui la Christie stessa eccelleva e con le quali amava deliziare i suoi ospiti.

Mi piace immaginarla, in uno scherzo effettivamente un po’ macabro, mentre serve a tavola una prelibata pietanza che però, guardacaso, nel suo ultimo romanzo è la causa del fatto, in quanto avvelenata, avvelenatissima… chissà le facce degli ospiti!

Spesso, quelle presentate, sono ricette complicate e di lunga preparazione, una su tutte la “verza all’inglese”, che però hanno il pregio di riabilitare, almeno in parte, la sempre bistrattata cucina anglosassone.

In particolare sono rimasta senza parole dopo aver letto la descrizione (estasiata) che la stessa Christie fa della davvero luculliana cena per festeggiare il suo ottantesimo compleanno e soprattutto dopo l’ultima portata dedicata esclusivamente alla festeggiata: una pinta (!) di panna del Devon, la sua passione più grande in assoluto.

DA LEGGERE: Se si vuol conoscere qualcosa in più della mitica Agatha e se ci si vuole poi cimentare nella preparazione di una cenetta all’inglese.

lunedì 3 dicembre 2007

Cronache dalla biblioteca di D******

La Quasiexbibliotecaria è sempre più convinta della sua scelta… oggi, al suo rientro dopo giorni di malattia 1eunpo’ , ha trovato (oltre al preesistente e persistente cavo che attraversa tutta la biblioteca per portare la corrente al suo tavolo e al neon ballerino proprio sopra la sua testa che sembra di essere in disco):

  • scatoloni e cartacce abbandonati da nonsisachi dopo l'allestimento dell' ”angolo bimbi” allestimento che, tra l’altro, definire azzardato è un complimento: un tavolino, un tappeto e quattro sgabelli dell’ikea incastonati tra due enormi scaffali .… di metallo, forse per realizzare prove di durezza con le teste dei piccoli utenti??? (vabbè, come dice il Dutur, non entriamo nel merito dello specifico)

  • tastiera non funzionante e relativa pistola per la lettura ottica dei barcode non funzionante anch’essa. Due lunghi anni ha sopportato una tastiera poco ergonomica e una pistola abbastanza farlocca ma non le ha mai spaccate nè volontariamente (e avrebbe voluto spesse volte) nè involontariamente, Lotar il sostituto c'è riuscito dopo 2 sole ore

  • un casino della m**** e cioè: stampante accesa (accesa da sabato????!), penne e matite sparse sulla scrivania, carte ovunque, la forbice e il righello in mezzo ai volantini, tanto da far mormorare (…) alla Quasiexbibliotecaria ”MA CHE P******** C’E’ QUI???!!!!!!!!!!!”

  • (il primo pensiero della Quasiexbibliotecaria è stato: il mio sostituto è uno/una che visto che è precario e la biblio non è sua non gliene frega un c**** solo che un sottile e strisciante dubbio si insinua nella testolina vulcanica della quasi ex bibliotecaria... e se a fare questo immane casotto fosse stata la mia capa??? Possibile, possibilissimo…)

  • La ciliegina sulla torta è stato il ritrovamento di un romanzo giallo del 1995 messo in bella vista sullo scaffale delle novità…

Qui si ferma il racconto perché fatti cronaca come questi o addirittura peggiori fanno ormai quasi parte della quotidianità della Biblioteca di D****** e sono, purtroppo, di una tristezza che non può essere espressa a parole e che a lungo andare potrebbe turbare troppo la sensibilità dei lettori!

giovedì 29 novembre 2007

Meteore


“Ballarono una sola estate”

di Alberto Tonti

prefazione di Gianni Mura

2007

Mai come negli anni ’60 si è assistito al fiorire di tanti cantanti, gruppi, etichette discografiche e festival musicali.

Non è tanto per dire, dati alla mano ci si “spaventerebbe” nel sapere il numero delle “meteore” di quegli anni.

Alberto Tonti, attraverso l’interessante e molto ironico “Ballarono una sola estate” (con cd delle meteore più meteore in allegato) ripercorre musicalmente, attraverso appunto le sue meteore, un decennio pieno zeppo di avvenimenti e accadimenti (comunque dieci anni sono tanti, ed anche su un decennio meno pregno ce ne sarebbe di roba da dire!) in poco più di 130 pagine (scritte con caratteri grandi)

E’ questa, in molti punti, la pecca principale dell’opera di Tonti: la troppa sinteticità che purtroppo a volte sconfina anche in qualche errore.

Alla fine di ogni capitolo e quindi della rassegna delle meteore di quell’anno, si trova un breve elenchino, senza pretese, dei fatti storico-socio-culturali.

Questo elenco sembra preso pari pari da qualche sito internet, il che, se si vuole solo dare un’idea generale di cosa succedeva “d’altro” senza troppo approfondire, non è poi così discutibile.

Purtroppo, come già detto, in questi sunti ci sono vere e proprie inesattezze storiche una su tutte, a mio parere molto grossolana, (forse me ne sono anche persa delle altre per mia ignoranza): al termine del capitolo dedicato al ’63 si accenna al crollo della diga del Vajont quando è ormai risaputo (o così dovrebbe) che la diga non è affatto crollata.

Il pregio indiscusso di questo libretto, che si legge in una sera, è sicuramente quello di avere un ritmo frizzante e di dare, in questo modo, l’idea del fermento musicale e culturale di quegli anni.

Molti episodi fanno veramente sorridere e danno davvero la dimensione di quanto assurde e campate per aria fossero molte delle trovate discografiche e pubblicitarie e di cosa passasse nelle orecchie dei nostri genitori e visto che la musica di adesso “non sarà mica musica quella roba lì!” a quel punto, come potentissimo contrattacco, farei loro riascoltare “Yeeeeeeh!” de “I Primitives” solo per dirne una.

L’ultimo mio dubbio è questo: perché l’uscita di un libro (leggero e senza troppe pretese) sugli anni sessanta e le sue meteore musicali in un momento in cui l’attenzione e il revival soprattutto, sta virando decisamente verso il decennio successivo?

Vedi le mostre della Triennale di Milano, dedicate appunto agli anni ’70, il recente romanzo (e film) “Romanzo criminale”, la recentissima fiction televisiva sulla vita del cantautore Rino Gaetano e, in arredamento, a grande richiesta, il ritorno (ahimè) della carta da parati squisitamente seventies!

martedì 27 novembre 2007

Lutto nel calcio

C’era da aspettarselo da me, il mio blog “letterario” non è on-line da nemmeno un giorno che già sconfina in altri campi e in altre materie che con i libri non hanno niente a che fare.

Certe notizie, però, quando le leggi ti lasciano talmente male, che l’unico modo, forse, è proprio quello di condividere le tue sensazioni con altri.

Così come nel 2004 sono rimasta molto colpita dalla decisione di Cesare Prandelli di rinunciare all’ingaggio appena firmato con la Roma, per assistere la moglie malata, oggi, dico la verità, mi sono davvero commossa nel leggere la notizia che la signora Manuela è morta.

Il mondo dello sport ti dovrebbe abituare ad atti degni e umani come quello di Prandelli però nel mondo del calcio, avido e disonesto e violento a detta di molti e che non fa poi tanto per dimostrare il contrario, la notizia ha stupito tanti.

Eppure questo sport, che in tanti continuano ad amare e seguire con passione, me compresa, a volte riesce a dimostrare di non essere proprio del tutto da buttare.

Prandelli non è stato messo da parte a causa del suo isolamento volontario, il suo valore come tecnico non è stato messo in discussione tanto che oggi allena (bene) la Fiorentina e quanto sia grande il suo valore umano è sotto gli occhi di tutti.

Forse, per questo, penso che in tanti oggi si sentano vicini a Prandelli e spero, senza quella stupida morbosità per i fatti degli altri che spesso ci prende.

Eccomi qui!


“Le donne che leggono sono pericolose”

di Stefan Bollmann e Elke Heidenreich

prefazione di Daria Bignardi

2007

La prima “recensione” del mio blog è assolutamente intenzionale.

Perché questo è l’ultimo libro che ho letto (anche se sarebbe più giusto dire il primo che ho finito tra quelli che sto leggendo…)

Perché proprio dalla lettura di questo originale saggio mi è saltata in mente l’idea di un blog sui libri (magari divagando qua e là).

Perché ho pensato che fosse ora di far uscire dal quadernetto dove le ho tenute fino ad adesso le recensioni già fatte e arricchire la mia “collezione” facendola però evolvere.

Perché, soprattutto, mi sono detta: quale argomento migliore potrebbe aprire il blog di una lettrice se non le donne, la lettura e la pericolosità delle prime acquisita a causa della seconda?!

Le donne hanno cominciato a leggere saltuariamente e di nascosto.

Saltuariamente perché leggevano nei pochi ritagli di tempo tra una faccenda domestica e l’altra e di nascosto, dai loro padri e dai loro mariti, perché la lettura non era considerata un’ attività adatta a loro.

Infatti, quando le prime lettrici sono state scoperte, a molti uomini si sono drizzati i capelli in testa, a molti altri sono diventati bianchi e qualcuno li ha persi del tutto.

Le donne che leggono sono immorali, perché vanno contro le convenzioni del tempo e in più sono pericolose per sé stesse e per gli altri ! E poi, cosa leggono? E perché? Hanno già tanti bei passatempi innocui, perché mai dovrebbero mettersi anche a leggere? Chissà quali strane idee verranno loro in mente…

Eppure, a ben guardare, quante di quelle prime lettrici “di sfrodo” erano consapevoli della loro pericolosità e rivoluzionarietà?

Pochissime credo.

La lettura femminile (aldilà del saper leggere vero e proprio) nasce innanzitutto come svago, intimo e privato, dai lavori di tutti i giorni (ma pericoloso appunto per quello: cosa potrà combinare una donna non sotto controllo ma anzi lasciata sola con un libro in mano?!), uno svago che non siano i soliti pettegolezzi scambiati nell’ora del tè o mentre si rammenda o si lavora a maglia tutte insieme; solo dopo, e solo per alcune, diventerà strumento di erudizione e quindi di emancipazione.

Le donne che leggono saranno anche pericolose ma hanno da sempre affascinato i pittori e gli artisti in genere.

Ho già definito “Le donne che leggono sono pericolose” un originale saggio; in effetti di saggio si tratta ma è un “saggio iconografico”, per immagini, sulla lettura femminile attraverso i secoli.

Delizia la vista con splendide immagini di donne che leggono, per citarne qualcuna: è intimo e luminoso (come molti dei pochi quadri di questo autore) il ritratto “Donna che legge una lettera” di Jan Veermer; vezzoso “Fanciulla che legge” di Fragonard; familiare e assolato “Il roseto” di Krøier; moderno e spensierato “Lee Miller e Tanja Ramm”, foto scattata dal padre della famosa fotografa, anch’esso fotografo dilettante.

Delizia la lettura attraverso gli articoli dei due autori (più scanzonato quello di Elke Heidenreich, decisamente più storico quello di Stefan Bollmann) e l’ironica prefazione di Daria Bignardi (lettrice dichiaratamente “assatanata” prima ancora che giornalista).

DA LEGGERE: Per le donne è da leggere sui mezzi pubblici, così che tutti si domandino cosa avrai mai di tanto pericoloso; per gli uomini anche così che tutti pensino: “bravo, la prevenzione è importante”