
“Ballarono una sola estate”
di Alberto Tonti
prefazione di Gianni Mura
2007
Mai come negli anni ’60 si è assistito al fiorire di tanti cantanti, gruppi, etichette discografiche e festival musicali.
Non è tanto per dire, dati alla mano ci si “spaventerebbe” nel sapere il numero delle “meteore” di quegli anni.
Alberto Tonti, attraverso l’interessante e molto ironico “Ballarono una sola estate” (con cd delle meteore più meteore in allegato) ripercorre musicalmente, attraverso appunto le sue meteore, un decennio pieno zeppo di avvenimenti e accadimenti (comunque dieci anni sono tanti, ed anche su un decennio meno pregno ce ne sarebbe di roba da dire!) in poco più di 130 pagine (scritte con caratteri grandi)
E’ questa, in molti punti, la pecca principale dell’opera di Tonti: la troppa sinteticità che purtroppo a volte sconfina anche in qualche errore.
Alla fine di ogni capitolo e quindi della rassegna delle meteore di quell’anno, si trova un breve elenchino, senza pretese, dei fatti storico-socio-culturali.
Questo elenco sembra preso pari pari da qualche sito internet, il che, se si vuole solo dare un’idea generale di cosa succedeva “d’altro” senza troppo approfondire, non è poi così discutibile.
Purtroppo, come già detto, in questi sunti ci sono vere e proprie inesattezze storiche una su tutte, a mio parere molto grossolana, (forse me ne sono anche persa delle altre per mia ignoranza): al termine del capitolo dedicato al ’63 si accenna al crollo della diga del Vajont quando è ormai risaputo (o così dovrebbe) che la diga non è affatto crollata.
Il pregio indiscusso di questo libretto, che si legge in una sera, è sicuramente quello di avere un ritmo frizzante e di dare, in questo modo, l’idea del fermento musicale e culturale di quegli anni.
Molti episodi fanno veramente sorridere e danno davvero la dimensione di quanto assurde e campate per aria fossero molte delle trovate discografiche e pubblicitarie e di cosa passasse nelle orecchie dei nostri genitori e visto che la musica di adesso “non sarà mica musica quella roba lì!” a quel punto, come potentissimo contrattacco, farei loro riascoltare “Yeeeeeeh!” de “I Primitives” solo per dirne una.
L’ultimo mio dubbio è questo: perché l’uscita di un libro (leggero e senza troppe pretese) sugli anni sessanta e le sue meteore musicali in un momento in cui l’attenzione e il revival soprattutto, sta virando decisamente verso il decennio successivo?
Vedi le mostre della Triennale di Milano, dedicate appunto agli anni ’70, il recente romanzo (e film) “Romanzo criminale”, la recentissima fiction televisiva sulla vita del cantautore Rino Gaetano e, in arredamento, a grande richiesta, il ritorno (ahimè) della carta da parati squisitamente seventies!
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