giovedì 29 novembre 2007

Meteore


“Ballarono una sola estate”

di Alberto Tonti

prefazione di Gianni Mura

2007

Mai come negli anni ’60 si è assistito al fiorire di tanti cantanti, gruppi, etichette discografiche e festival musicali.

Non è tanto per dire, dati alla mano ci si “spaventerebbe” nel sapere il numero delle “meteore” di quegli anni.

Alberto Tonti, attraverso l’interessante e molto ironico “Ballarono una sola estate” (con cd delle meteore più meteore in allegato) ripercorre musicalmente, attraverso appunto le sue meteore, un decennio pieno zeppo di avvenimenti e accadimenti (comunque dieci anni sono tanti, ed anche su un decennio meno pregno ce ne sarebbe di roba da dire!) in poco più di 130 pagine (scritte con caratteri grandi)

E’ questa, in molti punti, la pecca principale dell’opera di Tonti: la troppa sinteticità che purtroppo a volte sconfina anche in qualche errore.

Alla fine di ogni capitolo e quindi della rassegna delle meteore di quell’anno, si trova un breve elenchino, senza pretese, dei fatti storico-socio-culturali.

Questo elenco sembra preso pari pari da qualche sito internet, il che, se si vuole solo dare un’idea generale di cosa succedeva “d’altro” senza troppo approfondire, non è poi così discutibile.

Purtroppo, come già detto, in questi sunti ci sono vere e proprie inesattezze storiche una su tutte, a mio parere molto grossolana, (forse me ne sono anche persa delle altre per mia ignoranza): al termine del capitolo dedicato al ’63 si accenna al crollo della diga del Vajont quando è ormai risaputo (o così dovrebbe) che la diga non è affatto crollata.

Il pregio indiscusso di questo libretto, che si legge in una sera, è sicuramente quello di avere un ritmo frizzante e di dare, in questo modo, l’idea del fermento musicale e culturale di quegli anni.

Molti episodi fanno veramente sorridere e danno davvero la dimensione di quanto assurde e campate per aria fossero molte delle trovate discografiche e pubblicitarie e di cosa passasse nelle orecchie dei nostri genitori e visto che la musica di adesso “non sarà mica musica quella roba lì!” a quel punto, come potentissimo contrattacco, farei loro riascoltare “Yeeeeeeh!” de “I Primitives” solo per dirne una.

L’ultimo mio dubbio è questo: perché l’uscita di un libro (leggero e senza troppe pretese) sugli anni sessanta e le sue meteore musicali in un momento in cui l’attenzione e il revival soprattutto, sta virando decisamente verso il decennio successivo?

Vedi le mostre della Triennale di Milano, dedicate appunto agli anni ’70, il recente romanzo (e film) “Romanzo criminale”, la recentissima fiction televisiva sulla vita del cantautore Rino Gaetano e, in arredamento, a grande richiesta, il ritorno (ahimè) della carta da parati squisitamente seventies!

martedì 27 novembre 2007

Lutto nel calcio

C’era da aspettarselo da me, il mio blog “letterario” non è on-line da nemmeno un giorno che già sconfina in altri campi e in altre materie che con i libri non hanno niente a che fare.

Certe notizie, però, quando le leggi ti lasciano talmente male, che l’unico modo, forse, è proprio quello di condividere le tue sensazioni con altri.

Così come nel 2004 sono rimasta molto colpita dalla decisione di Cesare Prandelli di rinunciare all’ingaggio appena firmato con la Roma, per assistere la moglie malata, oggi, dico la verità, mi sono davvero commossa nel leggere la notizia che la signora Manuela è morta.

Il mondo dello sport ti dovrebbe abituare ad atti degni e umani come quello di Prandelli però nel mondo del calcio, avido e disonesto e violento a detta di molti e che non fa poi tanto per dimostrare il contrario, la notizia ha stupito tanti.

Eppure questo sport, che in tanti continuano ad amare e seguire con passione, me compresa, a volte riesce a dimostrare di non essere proprio del tutto da buttare.

Prandelli non è stato messo da parte a causa del suo isolamento volontario, il suo valore come tecnico non è stato messo in discussione tanto che oggi allena (bene) la Fiorentina e quanto sia grande il suo valore umano è sotto gli occhi di tutti.

Forse, per questo, penso che in tanti oggi si sentano vicini a Prandelli e spero, senza quella stupida morbosità per i fatti degli altri che spesso ci prende.

Eccomi qui!


“Le donne che leggono sono pericolose”

di Stefan Bollmann e Elke Heidenreich

prefazione di Daria Bignardi

2007

La prima “recensione” del mio blog è assolutamente intenzionale.

Perché questo è l’ultimo libro che ho letto (anche se sarebbe più giusto dire il primo che ho finito tra quelli che sto leggendo…)

Perché proprio dalla lettura di questo originale saggio mi è saltata in mente l’idea di un blog sui libri (magari divagando qua e là).

Perché ho pensato che fosse ora di far uscire dal quadernetto dove le ho tenute fino ad adesso le recensioni già fatte e arricchire la mia “collezione” facendola però evolvere.

Perché, soprattutto, mi sono detta: quale argomento migliore potrebbe aprire il blog di una lettrice se non le donne, la lettura e la pericolosità delle prime acquisita a causa della seconda?!

Le donne hanno cominciato a leggere saltuariamente e di nascosto.

Saltuariamente perché leggevano nei pochi ritagli di tempo tra una faccenda domestica e l’altra e di nascosto, dai loro padri e dai loro mariti, perché la lettura non era considerata un’ attività adatta a loro.

Infatti, quando le prime lettrici sono state scoperte, a molti uomini si sono drizzati i capelli in testa, a molti altri sono diventati bianchi e qualcuno li ha persi del tutto.

Le donne che leggono sono immorali, perché vanno contro le convenzioni del tempo e in più sono pericolose per sé stesse e per gli altri ! E poi, cosa leggono? E perché? Hanno già tanti bei passatempi innocui, perché mai dovrebbero mettersi anche a leggere? Chissà quali strane idee verranno loro in mente…

Eppure, a ben guardare, quante di quelle prime lettrici “di sfrodo” erano consapevoli della loro pericolosità e rivoluzionarietà?

Pochissime credo.

La lettura femminile (aldilà del saper leggere vero e proprio) nasce innanzitutto come svago, intimo e privato, dai lavori di tutti i giorni (ma pericoloso appunto per quello: cosa potrà combinare una donna non sotto controllo ma anzi lasciata sola con un libro in mano?!), uno svago che non siano i soliti pettegolezzi scambiati nell’ora del tè o mentre si rammenda o si lavora a maglia tutte insieme; solo dopo, e solo per alcune, diventerà strumento di erudizione e quindi di emancipazione.

Le donne che leggono saranno anche pericolose ma hanno da sempre affascinato i pittori e gli artisti in genere.

Ho già definito “Le donne che leggono sono pericolose” un originale saggio; in effetti di saggio si tratta ma è un “saggio iconografico”, per immagini, sulla lettura femminile attraverso i secoli.

Delizia la vista con splendide immagini di donne che leggono, per citarne qualcuna: è intimo e luminoso (come molti dei pochi quadri di questo autore) il ritratto “Donna che legge una lettera” di Jan Veermer; vezzoso “Fanciulla che legge” di Fragonard; familiare e assolato “Il roseto” di Krøier; moderno e spensierato “Lee Miller e Tanja Ramm”, foto scattata dal padre della famosa fotografa, anch’esso fotografo dilettante.

Delizia la lettura attraverso gli articoli dei due autori (più scanzonato quello di Elke Heidenreich, decisamente più storico quello di Stefan Bollmann) e l’ironica prefazione di Daria Bignardi (lettrice dichiaratamente “assatanata” prima ancora che giornalista).

DA LEGGERE: Per le donne è da leggere sui mezzi pubblici, così che tutti si domandino cosa avrai mai di tanto pericoloso; per gli uomini anche così che tutti pensino: “bravo, la prevenzione è importante”